Logo LoescherTestata

Alti costi

Fare un giornale costa. Costano i giornalisti, i sistemi informatici che hanno cancellato l’antico mestiere del tipografo e consentono di mandare gli articoli direttamente in pagina e poi in stampa, la carta, la distribuzione nelle edicole e per abbonamento.
Le copie vendute coprono soltanto una frazione delle spese, mentre la raccolta pubblicitaria è stata progressivamente erosa dalla televisione, e, negli ultimi tempi, dalla crisi economica, che ha messo in difficoltà parecchi inserzionisti. I bilanci di molte aziende editoriali sarebbero in rosso – e in molti casi continuano a esserlo – senza la legge sull’editoria, che eroga fondi pubblici sulla base del principio generale che la libera informazione è un elemento essenziale della democrazia. Le provvidenze della legge – recentemente modificata – vengono concesse dopo una istruttoria che si basa su valutazioni oggettive e prescinde dall’orientamento dei giornali che le richiedono. Ma esistono testate autofinanziate che le rifiutano perché le ritengono “condizionanti”.
Nonostante gli aiuti pubblici, oggi in Italia é difficile trovare editori puri, che esercitino la loro attività in modo esclusivo. Molti sono invece legati a gruppi finanziari o economici, partiti politici, associazioni, con il rischio sempre presente che il giornale, da strumento di informazione, diventi un mezzo per sostenere idee di parte o esercitare pressioni. E naturalmente esiste anche il rischio opposto: il potente di turno che riesce a influenzare la linea di un giornale controllando il rubinetto della pubblicità, o intervenendo sull’editore per ottenere la rimozione di un giornalista sgradito.