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Free press

L’idea è semplice. Quotidiani e periodici costano molto e non possono fare a meno della pubblicità, visto che un aumento dei prezzi farebbe crollare il numero dei lettori. Dunque, perché non distribuirli gratuitamente in un grande numero di copie, facendo quadrare i bilanci soltanto con la raccolta pubblicitaria?

Loghi dei principali quotidiani di free press
Loghi dei principali quotidiani di free press.

La free press, la stampa gratuita, è stata inizialmente un successo. La testata più nota a livello mondiale, la Metro, è di proprietà di una multinazionale con un bilancio miliardario. Anche in Italia sono nate parecchie testate con le stesse caratteristiche: foliazione ridotta, molta cronaca, sport e informazioni di servizio annegate in un mare di pubblicità minore, quella degli inserzionisti che non possono permettersi il grande quotidiano o la televisione. Per ogni città o regione una edizione diversa almeno nella prima pagina, in modo da attirare il lettore casuale, e microinserzioni addirittura a livello del negozio di quartiere. Il tutto confezionato da redazioni ridotte all’osso per risparmiare sugli stipendi dei giornalisti, e distribuito agli angoli delle strade da senza lavoro reclutati a giornata.
Il periodo d’oro della free press, però, sembra finito: oggi l’informazione gratuita è sul web, ed è raggiungibile perfino sul tram grazie ai telefonini. Inoltre la crisi economica ha ridotto il numero degli inserzionisti, costringendo i grandi giornali e le televisioni ad abbassare le tariffe per restare competitivi. La concorrenza sta relegando la free press nel settore marginale dei periodici destinati a un pubblico ristretto di categoria. Esistono ad esempio riviste destinate ai parrucchieri per signora e agli appassionati di equitazione che sopravvivono grazie alla pubblicità di settore.