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Canone

L’ammontare del canone viene stabilito ogni anno con un decreto del ministero dello sviluppo economico e copre circa il 60% delle entrate RAI. La raccolta pubblicitaria contribuisce per oltre il 30% e il resto arriva da altri ricavi di natura commerciale, principalmente cessione di diritti. Ma il canone è anche una delle imposte più evase: nel 2012 non lo pagava il 44% degli italiani, con punte del 90% in alcune regioni del sud. Questo spiega i martellanti spot aziendali, che a fine anno invitano i telespettatori a mettersi in regola. La RAI, infatti, non è un servizio pubblico fornito dallo stato, ma una società per azioni a capitale misto concessionaria di un servizio pubblico, e come tale risponde a normali logiche di mercato.
Per combattere l’evasione era stato proposto di riscuotere l’imposta attraverso una maggiorazione delle bollette elettriche, oppure di destinare alla RAI una parte del gettito fiscale generale, ma per il momento non se ne è fatto nulla. Il guazzabuglio giuridico nasce anche dalla caratteristica dell’imposta, che è legata al possesso di “apparecchi atti o adattabili alla ricezione di audioaudizioni”, e dunque, in teoria, anche al possesso di computer o smartphone. L’interpretazione corrente della legge, però, limita il campo ai soli televisori.
Va peraltro sottolineato che il canone non esiste soltanto in Italia. Ogni paese adotta formule diverse, ma c’è un consenso quasi generale sulla idea che il servizio pubblico radiotelevisivo costituisca una componente importante di qualsiasi sistema democratico, e in quanto tale debba essere almeno in parte finanziato dalla collettività.

Il bollettino postale per il pagamento del canone RAI
Il bollettino postale per il pagamento del canone RAI.