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Molti

Il numero delle persone che guardano la televisione in Italia è calcolato dall’Auditel, un organismo che riunisce i tre principali attori del mercato televisivo: gli investitori pubblicitari, le agenzie che operano nel settore, le imprese emittenti. Le rilevazioni riguardano un campione statistico di oltre cinquemila famiglie – il panel – che rappresenta l’intera popolazione italiana. Un apparecchio elettronico – il meter – rileva automaticamente ogni giorno, minuto per minuto, l’ascolto di tutti i canali e di qualunque televisore presente nelle famiglie campione.
I dati raccolti vengono elaborati e messi a disposizione degli abbonati al servizio. Misurano l’audience di un programma, e cioè il numero medio degli spettatori che lo guardano; lo share, e cioè il rapporto tra gli ascoltatori di quel programma e il il totale degli ascoltatori che stanno guardando la televisione in quel momento; la penetrazione, e cioè il rapporto percentuale tra gli ascoltatori di un certo tipo, ad esempio i quindicenni, e l’universo statistico di riferimento, vale a dire tutti i quindicenni d’Italia; i contatti netti, e cioè tutte le persone, diverse tra loro, che vedono almeno per un minuto un certo programma.

Grafico Auditel
Curva dello share minuto per minuto in un grafico Auditel.

I risultati dell’Auditel decidono delle sorti di una trasmissione, e nessun professionista della televisione può permettersi di ignorarli. Ma il sistema è stato costruito con lo scopo di avere una comune base di valutazione dei prezzi della pubblicità, e dunque guarda principalmente al numero degli spettatori davanti al televisore. Altri fattori sfuggono alle rilevazioni. I più importanti sono la percezione della qualità e il gradimento, per i quali sono state condotte analisi specifiche con risultati a dir poco sorprendenti. Parecchie trasmissioni di grande ascolto, infatti, non sono neppure riuscite ad entrare in classifica.