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Monopolio RAI

Fin dall’avvento della radio l’Italia fascista decise che allo stato spettava l’esclusiva sulle trasmissioni, da esercitarsi attraverso società concessionarie. Fu così nel 1924 con l’URI, l’Unione Radiofonica Italiana, e nel 1928 con l’EIAR, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche. Le cose non cambiarono neppure nel 1944, quando dalle ceneri dell’EIAR nacque nella Roma liberata dagli alleati la RAI, Radio Audizioni Italiane.

Loghi rappresentativi in diversi periodi della tv di Stato italiana
Loghi rappresentativi in diversi periodi della tv di Stato italiana.

La televisione arrivò soltanto dieci anni più tardi, ma il monopolio rimase. Lo sviluppo del nuovo mezzo richiedeva investimenti che difficilmente i privati avrebbero potuto garantire, e c’erano forti preoccupazioni di tipo politico e sociale. La televisione era considerata un mezzo troppo potente per essere lasciata a se stessa, e tutti i governi in carica mantennero saldamente sotto controllo la RAI, nel frattempo diventata una società per azioni, garantendole adeguati finanziamenti con il sistema misto del canone e della pubblicità.
La RAI ebbe un ruolo importante nel consolidamento e nello sviluppo dell’Italia repubblicana. Ma nei primi anni Settanta la possibilità di trasmettere i segnali televisivi via cavo riaprì il dibattito sulla legittimità del monopolio, e nel 1976, anche sulla spinta di alcune sentenze della corte costituzionale, si arrivò ad una prima timida apertura del mercato alla concorrenza privata, limitata all’ambito locale. Negli anni successivi radio e televisioni private, con le loro spregiudicate scelte di palinsesto in netto contrasto con la vocazione pedagogica dell’azienda di servizio pubblico, ebbero un immediato successo. A metà degli anni Ottanta un intraprendente imprenditore con forti legami con la politica, Silvio Berlusconi, rastrellò le più importanti televisioni private della penisola e concepì l’idea di un network con un’unica programmazione, capace di fare concorrenza alla RAI sul piano nazionale. La legittimazione della iniziativa, che a molti pareva in contrasto con lo spirito delle leggi vigenti, arrivò con un decreto dell’allora primo ministro Bettino Craxi. Dal monopolio si passò al duopolio. Ma questa è un’altra storia.